Singles: i 25 anni del film manifesto Grunge

Il 2017 è il 25° anniversario dall’uscita del film “Singles, l’amore è un gioco”, diventato manifesto Grunge. Per l’occasione è stata prodotta una versione commemorativa della Soundtrack in versione deluxe, anche in vinile.

Se hai iniziato a leggere questo post perché sai cosa sia Singles e magari hai ancora nella tesa il concerto di Eddie Vedder a Firenze probabilmente stai pensando la stessa cosa che ho pensato io: già 25 anni?! cavoli sto diventando vecchio!

Altrimenti è il momento di saperne di più su questo film.

Singles è un film del 1992 (e fin qui nessuna notizia sconvolgente…25° anniversario nel 2017), diretto da Cameron Crowe, con Bridget Fonda, Campbell Scott, Kyra Sedgwick, Matt Dillon, presentato in Italia con il sottotitolo “l’amore è un gioco” (io mi chiedo….ma perché ?).

In ogni caso la trama di per se non è sconvolgente né memorabile: parla essenzialmente di vari intrecci amorosi, per lo più di due coppie e del loro gruppo di amici; niente che non avremmo visto di li a breve in Friends. Nel complesso quindi un film piacevole, a tratti simpatico, ma non certo tale da giustificare una qualche ricorrenza per il 25° anniversario dalla uscita.

Questo film però ha una particolarità che lo rende unico: come detto l’anno è il 1992 e, cosa ancora più significativa, il tutto è ambientato a Seattle, a dimostrazione che la città esisteva ben prima di diventare famosa per il Seattle Gray.

Quindi? Quindi in quel momento a Seattle stava esplodendo il Grunge e questo film ne è intriso dalla prima all’ultima scena.

Nevermind era uscito da pochi mesi e aveva fatto conoscere l’onda del Seattle Sound al mondo e la città era tutto un fermento di band che tentavano di sfondare, concerti in locali improponibili e giovani che si erano fatti conquistare dal Grunge come suono in grado di diventare colonna sonora immanente del proprio disagio, trasformandolo da genere musicale a vero e proprio movimento culturale.

Il film racconta anche tutto questo, e lo fa coscientemente, dando alla musica un ruolo da protagonista: uno dei protagonisti, Cliff Poncier (Matt Dillon) è (guarda caso) il cantante di un gruppo Grunge alla perenne ricerca di fortuna. Parlando del suo gruppo poi occorre aprire il secondo aspetto Grunge del film, i cameo. Il film infatti è costellato di apparizioni dei protagonisti della scena musicale cittadina. Il batterista del gruppo di Dillon è infatti interpretato da Eddie Vedder. All’interno del film troviamo anche Chris Cornell e Layne Staley. Insomma guardare questo film è un po come fare un tour nella Seattle musicale di inizi novanta e, diciamoci la verità, chi non vorrebbe farlo un tour del genere.

Poi c’è la cosa più importante: una colonna sonora pazzesca, ovviamente in gran parte sorretta dalla scena Grunge (Alice in Chains, Pearl Jam, Soundgarden, Mother Love Bone, Screaming Trees ), impreziosita da innesti significativi (The Smashing Pumpkins e Jimi Hendrix su tutti), oltre ad una serie di pezzi scritti da Chris Cornell appositamente per l’occasione.

Il Grunge, all’epoca ancora all’inizio della propria storia, ha poi finito per essere la colonna sonora di una intera generazione e, per certi versi incredibilmente, questo film, trascendendo ogni significato originariamente attribuibile alla trama, proprio grazie al ruolo della musica, ha superato i propri limiti finendo per diventarne il manifesto e, in qualche modo il simbolo della generazione stessa.

In conclusione, un film che, prescindendo dalla trama, devi vedere e (soprattutto) una colonna sonora fantastica che devi avere.

Per l’occasione è stata prodotta una versione commemorativa della Sountrack in versione deluxe, anche in vinile.

Singles Soundtrack (Deluxe Edition) CD Tracklist:
Disc 1:
01. Alice in Chains – Would?
02. Pearl Jam – Breath
03. Chris Cornell – Seasons
04. Paul Westerberg – Dyslexic Heart
05. The Lovemongers – Battle of Evermore
06. Mother Love Bone – Chloe Dancer / Crown of Thorns
07. Soundgarden – Birth Ritual
08. Pearl Jam – State of Love and Trust
09. Mudhoney – Overblown
10. Paul Westerberg – Waiting for Somebody
11. Jimi Hendrix – May This Be Love
12. Screaming Trees – Nearly Lost You
13. The Smashing Pumpkins – Drown

Disc 2:
01. Citizen Dick – Touch Me I’m Dick
02. Chris Cornell – Nowhere But You
03. Chris Cornell- Spoonman
04. Chris Cornell – Flutter Girl
05. Chris Cornell – Missing
06. Alice in Chains – Would?
07. Alice in Chains – It Ain’t Like That
08. Soundgarden – Birth Ritual
09. Paul Westerberg – Dyslexic Heart
10. Paul Westerberg – Waiting for Somebody
11. Mudhoney – Overblown
12. Truly – Heart and Lungs
13. Blood Circus – Six Foot Under
14. Mike McCready – Singles Blues 1
15. Paul Westerberg – Blue Heart
16. Paul Westerberg – Lost in Emily’s Woods
17. Chris Cornell – Ferry Boat #3
18. Chris Cornell – Score Piece #4

WIR: “Unusual Romance”, un EP da ascoltare .

La tradizione del Rock indipendente romano offre, da sempre, numerosi spunti interessanti: recentemente vi ho parlato degli Acid Muffin; oggi vi presento un’altra realtà che senza dubbio merita di essere tenuta d’occhio: i  WIR.

La band è attiva dal 2013  grazie ad una idea di Valentina Barletta, voce del gruppo, facendosi conoscere ed apprezzare sulla scena romana con numerosi  live nei principali palcoscenici cittadini.

Recentemente hanno autoprodotto il loro primo EP,  “Unusual Romance” ,con il quale intendono far conoscere le loro sonorità ben oltre raccordo.

Dalla nascita ,quasi come progetto solista di Valentina (da qui l’origine W.I.R. o woman in red), il progetto si è assestato sulla formazione attuale che vede, oltre a Valentina, Erica Cuda alla chitarra, Fulvio D’alessio al basso e Stefano Marabelli alla batteria (da qui la perdita dei punti e la trasformazione in WIR-dal tedesco pronome noi). Il “noi” con il quale i  WIR si presentano emerge anche dai crediti dei loro lavori: testi e musica, nella loro interezza vengono attribuiti ai quattro membri.

Chi ha già avuto modo di leggere altri pezzi precedenti sa quanto apprezzi questa tipologia di formazione, essenziale e diretta, così come i suoni che necessariamente ne derivano.

In questo i WIR  non deludono le aspettative ed il risultato, tanto nei live quanto nel lavoro in studio, risulta onesto e senza fronzoli, aspetto troppo spesso sottovalutato nelle produzioni recenti.

Gli arrangiamenti sono molto curati, così che le linee di basso di Fulvio si integrano molto bene con le ritmiche di Erica, a volte compensandole, altre volte rafforzandole. Il suono che ne deriva, pur nella essenzialità, emerge sempre pieno ed energico.

I differenti background dei WIR, che vanno dal blus al metal, passando per la new wave, danno al progetto una connotazione con differenti sfumature ben amalgamate, spesso riconoscibili anche all’interno del medesimo pezzo.

Il primo singolo tratto da Unusual Romance è “Borderline”,  archetipo del messaggio che i WIR intendono lanciare con il loro progetto: il tema è quello dell’amore, visto però dalla differente prospettiva  delle ferite che può lasciare, di quanto possa logorare e, a volte far perdere dignità, ma anche della volontà, nonostante tutto, di mettersi in gioco.

Il messaggio viene veicolato a volte con ritmi energici, più vicini all’hard rock , come appunto in “Borderline” e “Humanimals”, altre volte in maniera più malinconica e con ritmi più melodici vicini alla ballata; è questo il caso di “Hospital”  o “1999”, in cui l’intro armonico lascia spazio a riff più aggressivi in un bel crescendo di energia.

In tutto ciò la voce di Valentina emerge sempre a proprio agio, tanto quando spinge e diventa graffiante, così come nei momenti più delicati in cui si propone quasi sussurrante, pienamente credibile anche nei testi in inglese che il gruppo propine.

Quindi, in conclusione, credo ci siano almeno due ottimi motivi per seguire i WIR e per tenerli d’occhio:

1) sono tecnicamente bravi, anche nei live. Sanno arrangiare bene, e sanno suonare, anche in versione unplugged. Curano molto il loro lavoro, in ogni aspetto, dalla produzione alla esecuzione. Questo,anzi questi, visto che in effetti sono già tre motivi distinti, direi sono i motivi fondamentali.

2) rappresentano un mondo, quello indie rock nostrano, che merita di essere  coltivato e da cui dovremmo attingere sempre più spesso, unica realte alternativa al niente che emerge in Italia  dei talent.

 

WIR su facebook

prossimi live: il 23 marzo i WIR si esibiranno in versione acustica al Pigneto Caffè (RM)

 

1997:cosa accadeva 20 anni fa?

 

 

Stamani facciamo un gioco: torniamo indietro di 20 anni tondi tondi per ributtarci nel 1997: cosa accadeva esattamente 20 anni fa?

Tanto per immergersi nell’atmosfera, in quell’anno … Bill Clinton iniziava il proprio secondo mandato come POTUS, nasceva Google, nei cinema venivamo ammorbati dalle vicende di Jack e Rose durante l’affondamento del Titanic (e quel che è peggio dalla colonna sonora di quel film), la Juventus vinceva il 24° scudetto…io ero alle superiori…insomma volete mettere…

Il 97 però va ricordato anche per l’uscita di alcuni album decisamente significativi del panorama rock, in particolare grunge e alternative….facciamo una rapida carrellata (ovviamente del tutto personale).

I Radiohead facevano uscire il loro terzo album in studio, OK Computer, per molti il miglior loro album di sempre: un album particolare, certamente non semplice o immediato, stratificato in un certo senso. In ogni caso decisamente un capolavoro. L’album arriva al grande pubblico soprattutto grazie al video di Karma Police, presente in heavy rotation su MTV. Interessanti anche i video di No Surprises e Paranoid Android (il mio preferito).

I Foo Fighters uscivano con The Colour And The Shape. 2° lavoro della band di Dave Grohl da cui era già facile immaginare che razza di gruppo sarebbero diventati..cosa dire  di The Colour…bello, gran ritmo, canzoni che rimangono e video deliranti. Impossibile dire quale sia il pezzo migliore…solo per ricordare i più famosi citerei Monkey Wrench, My Hero, Walking After You, e Everlong.

I Whiskeytown  producevano Strangers Almanac, anche per loro 2° album. Ok, qui la domanda potrebbe essere… i Whiskeytown? In effetti la band del North Carolina non apparteneva certamente al mainstream italiano, ma il loro sound punk-country merita certamente un ascolto.

Come non citare gli Offspring e il loro quarto lavoro, Ixnay on the Hombre. Album decisamente bello, da sentire, da suonare, da risentire e, soprattutto pietra miliare di un genere; ritmi punk-rock che difficilmente stancano. Da mettere in macchina in loop!

Nel 1997 esordivano anche i Days Of The New, band statunitense di Charlestown, Indiana, di chiara influenza grunge. Anche in questo caso la diffusione in Italia è stata limitata ma chi si è appassionato particolarmente al Seattle Sound sicuramente sa di cosa parlo. Curiosità: i  Days Of The New, dotati di un certo senso dell’umorismo, hanno prodotto 3 album in studio, tutti chiamati appunto  Days Of The New, oltre ad un album live e ad una raccolta, anche queste chiamate  Days Of The New ( live Bootleg) e Days of the New: The Definitive Collection.ù

Nel 97 usciva anche il secondo album in studio per i Deftones, Around the Fur.  L’album è stato particolarmente apprezzato dalla critica, così come dai fan che lo considerano uno dei migliori lavori della band capostipite del Nu metal. Tratti più melodici del precedente lavoro, senza tuttavia perdere l’energia che caratterizzava il gruppo di Sacramento., caratteristiche perfettamente rappresentate dal singolo Be Quiet And Drive (Far Away)

 

Come non ricordare in fine il debutto dei Creed con il loro My Own Prison. Ok i Creed divdono abbastanza, o li ami o li odi. Io personalmente li amo;  amo il sound, le linee di basso, e la voce di Scott Stapp. Anche i Creed attingono a piene mani dal pozzo del Grunge, del resto come ogni band che iniziava a suonare negli States alla metà degli anni 90, rivisitando tuttavia lo stile con un suono più duro di derivazione metal.

Uscendo dal panorama statunitense, il 1997 è anche l’anno di uscita del terzo album degli Oasis: Be Here Now. Nella seconda metà dei 90, se gli Stati Uniti non possono non essere associati al Grunge, l’Europa è strettamente collegata all’alternative rock inglese, massimamente rappresentato dall’eterno dualismo Oasisi, Blur. La band di Manchester era attesa in maniera spasmodica dopo l’eclatante successo dei due primi lavori (Definitely Maybe e (what’s the story) Morning Glory?). Album più ricercato dei precedenti, ha decisamente convinto i fan giudicando le vendite; accolto con pareri alterni dalla critica. In ogni caso un’altra pietra miliare del genere.

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Parlando di alternative inglese e tormentoni MTV, come non ricordare Urban Hymns dei The verve e il peculiarissimo video di Bitter Sweet Symphony. Su, chi non ha provato (o immaginato di provare) a replicare la camminata a spallate  di Richard Ascroft ! Non il pezzo che amo di più in assoluto, ma certamente un must da citare.

L’elenco sarebbe ancora infinito e, mai come in questo caso, chi più ne ha più ne metta. Io concludo doverosamente con un gruppo sopra richiamato: i Blur che nel 1997 uscivano con il proprio disco omonimo. Il lavoro è apprezzabile dalla prima all’ultima traccia. Qui però, inevitabilmente, vorrei ricordare Song 2, non tanto e non solo perché singolo principale dell’album, ma per il richiamo esplicito (chiamiamolo omaggio se preferite) che il pezzo fa al Grunge e ai Nirvana. Serve altro?

Buon tuffo nei ricordi…ovviamente ogni altra segnalazione è graditissima…

Aggiunta doverosa e su richiesta…ma in Italia? ok ammetto che la musica nazionale non mi ha dato grandi soddisfazioni in quegli anni. Una eccezione però c’è: i Timoria che nel 97 hanno pubblicato il loro sesto album Eta Beta. Cosa dire, il piacere che provo anche oggi ad ascoltare i loro vecchi album è paragonabile solo alla tristezza che mi assale pensando al Renga attuale. In ogni caso Eta Beta è l’ultimo lavoro con la voce storica di Renga, certamente migliore di quella di Omar Pedrini …(un minuto di silenzio….”Angelo”? perchè?..ok ora mi riprendo)…Eta beta…dicevamo…un lavoro maturo, in cui i lati spinosi di 2020 si affiancano ad una discreta voglia di sperimentare e ad una ricerca armonica curata. Se riuscite a non farvi deprimere troppo dal risentire Renga cantare (veramente),  assolutamente da sentire

 

 

 

 

 

 

 

 

Harder is better ovvero la mia classifica di cover rock e Metal

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Vorrei provare a divertirmi indicando la mia classifica di cover rock e Metal: le 10 cover che personalmente ho apprezzato. Spesso versioni Rock o Nu-metal di brani decisamente differenti, la cui trasformazione indurita è in grado di renderli decisamente più ascoltabili; in altri casi brani già belli che, in ogni caso, risultano valorizzati dalla versione coverizzata

Di cover è pieno il mondo, si sa. A volte esperimenti ben riusciti, talvolta tanto da rendere noti pezzi che fino a quel momento erano … diciamo di nicchia, altre volte vere e proprie catastrofi da far immediatamente spegnere la radio se mai capitasse di sentirle (eco, a proposito, con tutta la stima che si può avere Vasco, credo che l’unica cosa che possa suscitare la “sua” Ad ogni costo, cover di Creep dei Radiohead sia una domanda …pechè? il mondo proprio non ne aveva bisogno insomma) .

Ho evitato di inserire le molte cover tributo, per esempio di gruppi metal su altri pezzi metal (per esempio Trivium che coverizzano i Metallica o Machine Head gli Iron Maiden), cercando di concentrarmi solo su quei progetti che trasformano notevolmente il pezzo, spesso attingendo dal repertorio pop per trasformarlo in qualcosa di Rock-Metal.

Iniziamo.

10. Al decimo posto metto Mad World dei Tear for Fears nella versione resa famosa da Gary Jules come colonna sonora di Donny Darco.

Quest’ultimo brano in effetti non può dirsi una vera e propria cover Rock, ma onestamente tenerla fuori classifica mi sembrava impossibile.

9. Nono posto per Imagine.

Canzone ovviamente di John Lennon ma in questo caso nella versione dei A Perfet Circle. Sempre difficile buttarsi in una cover quando il pezzo originale è considerata una delle canzoni più influenti di sempre e l’autore un mostro sacro. Il risultato in ogni caso a me piace, soprattutto perché le armonie scelte riescono ad invertire completamente la sensazione che la canzone da a testo invariato: la versione di Jhon Lennon è una canzone positiva, di speranza. Questa invece ha una area più tetra, di rassegnazione in cui il distacco fra la realtà ed il voluto pare incolmabile. Bella.

8. Ottavo posto per King of Pain.

Pezzo dei Police coverizzato dai Mudvayne. I Police sono un gruppo che amo molto, ma ammetto che la versione proposta dal gruppo Nu-Metal statunitense spinge bene e non mi dispiace affatto.

7. Al settimo posto i Limp Bizkit con la cover di Faith.

Non me ne vogliano gli amanti di George Michael ma non riesco proprio a metterlo fra le cose che ascolterei. La Cover dei Limp invece si lascia sentire più che volentieri, prova che in fondo quasi ogni pezzo può diventare migliore…(quasi ho detto..)

6. Al sesto posto Land of Confusion nella versione dei Disturbed.

Originariamente dei Genesis, la versione dei Disturbed rende molto più energico il brano, senza però farne perdere la riconoscibilità, aspetto non secondario quando la cover si rifa a pezzi molto noti come in questo caso. Da inserire in playlist.

5. Al quinto posto Sweet Dreams, ovviamente nella versione del reverendo Manson.

C’è poco da dire: versione originale degli Eurythmics molto nota ed orecchiabile, ma quella di Marilyn Manson spacca.

4. Quarto posto per Smooth Criminal coverizzata dagli Alien Ant Farm.

Abbiate pazienza ma come George Michael, anche Michael Jackson lo reggo poco. Differentemente, amo questa versione Alternative Metal in cui riff di chitarra e basso danno al pezzo l’energia che nella versione originale manca, e non poco.

3. Terzo posto per i System of a Down e la loro versione di The Metro.

La versione originale era cantata da Berlin; non sapete chi sia? lo capisco…in ogni caso era diventata famosa alla fine degli anni 80 per aver cantato la colonna sonora di Top Gun (Take My Breath Away), poi sparita da tutti i radar. Anche la sua versione del pezzo non ha aggiunto nulla alla storia della musica. Il pezzo dei System invece va ascoltato.

2. Secondo posto per un altra cover derivante dal repertorio di George Michael: Careless Whisper, ovviamente fatta dai Seether.

Inutile ripetersi, non amavo particolarmente gli Wham! ma adoro questo pezzo, o meglio questa versione del pezzo che, credo, sia una delle migliori dimostrazioni come come dando ad un brano un po di carica in più non si possa che migliorarlo.

1. Al primo posto della mia personalissima classifica un’ altra cover di un pezzo dei Police: Message in a Bottle fatta dai Machine Head.

Il motivo è presto detto: ho già scritto che apprezzo i Police e in questo caso mi piace anche l’originale del brano (che peraltro è il primo pezzo in assoluto che ho suonato col basso…). I Machine Head per di più sono sempre devastanti e sono riusciti ad interpretare il pezzo in maniera incredibile. Immancabile in ogni raccolta, play list, CD che faccio.

Buon ascolto.