No More Speech (e l’arte di prendere troppo alla lettera il proprio nome)

nomorespeech-photo-1Altra band italiana che personalmente amavo molto e che purtroppo  si è sciolta in breve: due parole sui No More Speech (per la serie mai nà gioia…possibile che quei gruppi che ti danno una speranza in Italia durino sempre poco…?).

La prima volta che ho sentito i No More Speech, sarà stato il 2010, ero in casa, televisore acceso su Rock TV, e attenzione rivolta altrove…sentendo la canzone il primo pensiero fu che doveva trattarsi di un nuovo singolo dei Guano Apes (ma non si erano sciolti?). Le sonorità, anche vocali, parevano riconoscibilissime, anzi per certi versi migliorate. Adoravo i Guano Apes di Proud Like a God e Don’t Give Me Names ma sarei rimasto non pienamente convinto dal loro ritorno nel 2011.

Invece quella che stavo ascoltando era una band nuova, e per di più italiana! Grande..

In effetti il richiamo alla band tedesca di Sandra Nasic è qualcosa più che un sussurro: partendo dal nome  (No More Speech richiama infatti No Speech dei Guano Apes), alla line essenziale, chitarra basso batteria, con suoni diretti, riff forti, linee di basso riconoscibilissime, il tutto catalizzato da una frontwoman energica e graffiante. In effetti Anche Alteria e Sandra si assomigliano molto,  da un punto di vista vocale, nella fisicità e nel modo in cui riescono ad aggredire il palco.

Ma i No More Speach non sono un gruppo fotocopia: sanno scrivere, sanno stare sul palco, sono personali negli arrangiamenti. Insomma, ispirati da Sandra & Co. si, imitatori no.

Formatisi verso la metà dei 2000, i No More Speech si sono conquistati la prima vera notorietà fra appassionati con la partecipazione ad un contest di Rock Tv che gli ha permesso di suonare come opening all’ Heineken Jamming Festival del 2010. Nel 2012 esce il loro album di debutto, intitolato proprio No More Speech, trainato dai singoli Picture of Gold (con il quale avevano vinto il contes due anni prima) e Think Or Feel .  Nel complesso un ottimo lavoro, ben prodotto, ben inserito nell’alveo della alternative e del cross over, sonorità energiche e testi diretti (scritti da Alteria); un cd da tenere in auto e ascoltare a volume ben alto.  Tanto da giustificare critiche cariche di aspettative per i lavori futuri dei quattro milanesi.

Personalmente di quel lavoro adoro Bplan (traccia 5 dell’album): intro di basso bello pompante su cui si inserisce un riff di chitarra energico. La voce di Alteria alterna parlati veloci caratteristici a momenti più potenti sui toni alti e rapidi cambi di ritmica intervallati da brevi stop (e qui l’influenza dei Guano Apes in effetti si fa sentire); nel complesso il pezzo che vuoi sentire quando cerchi quel genere.

Anche se senza dubbio il merito della qualità complessiva del lavoro dipende dalla sinergia generata da tutti i membri (Tony Cordaro alla chitarra, Nando De Luca al basso e Roberto Fabiani alla batteria), indubbiamente Alteria costituiva l’elemento caratterizzante del gruppo e catalizzatore delle attenzioni esterne ai loro lavori, tanto da acquisire di fatto una notorietà autonoma, anche grazie alla partecipazione a progetti paralleli (come I Rezophonic ideati da  Mario Riso) o alla conduzione di programmi radio e Tv.

La band si scioglie (ahimè prematuramente) nel 2013, lasciandoci comunque un album più che buono (che è molto di quanto abbiano fatto tanti altri gruppi in un lasso di tempo ben maggiore). Da allora Alteria ha intrapreso una carriera solista di tutto rispetto, alternando pezzi dalle sonorità fortemente contigue a quelle della sua vecchia band, con altri musicalmente più morbidi, in cui l’aspetto vocale divenisse quello preponderante.

In conclusione, sarebbe stato preferibile che avessero preso “meno alla lettera” il loro nome e avessero continuato a farsi sentire …

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