METALLICA: Hardwired to self-destruct

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L’album dei Metallica si compra! non importa quante delusioni siano arrivate dopo il Black Album (e per molto a partire proprio da quello), non importa quanto St Anger abbia demolito quel po di speranza che avevate in un ritorno ai vecchi splendori. E’ uno sforzo dovuto in onore ai bei tempi passati trascorsi con Hetfield & Co.

E’ più o meno con questo stato d’animo che mi sono approcciato all’ultimo lavoro della band che più di ogni altra ha forse influito nella diffusione del metal: con un po di speranza ma anche con la consapevolezza che probabilmente sarei rimasto deluso. Non importa, dopo St Anger non mi spaventa più nulla: i Metallica sono stati il mio primo concerto e la band che ho sentito più volte dal vivo, dovevo necessariamente prendere il loro nuovo lavoro.

Quello che mi trovo di fronte è un doppio cd da 12 tracce complessive e già questo da un lato mi fa piacere (più musica da sentire) e dall’altro mi inquieta un po: è difficile trovare doppi cd realmente ben fatti, nei quali almeno uno dei due non sia una mera raccolta di pezzi scartati in precedenza.Di doppi veramente belli su due piedi mi viene in mente giusto Mellon Collie and the Infinite Sadness e poco altro.

Inizio comunque a sentire l’album sforzandomi di essere neutro, di valutarlo come se fosse una CD di un gruppo qualsiasi, non dei Metallica, con tutto ciò che questo comporta circa aspettative e ricordi di lavori passati.

Intanto sono subito sollevato dal sentire che la batteria di Lars è accordata: subito il terrore del ricordo di certi “esperimenti” di S. Anger lascia la mia mente. Direi che il pericolo peggiore sia scampato.

In realtà l’album scorre bene, alternando riff tipici delle sonorità di Hetfield a parti un po più armoniche e agli assoli di Hammett in una sequenza che ricorda da vicino la costruzione che i loro brani avevano in passato; in effetti il primo CD sembra voler riportare le menti di chi ascolta alla fine degli ottanta, e l’effetto non dispiace.  Hardwired, Atlas,Rise! e le altre si lasciano ascoltare piacevolmente, anche se un tempo medio intorno ai 6 minuti a traccia non sempre è sfruttato al meglio e, talvolta, rischia di essere eccessivamente ripetitivo.

I richiami (o tributi…dipende come li si intende) ai loro lavori passati e ad altre band del panorama metal sono abbastanza evidenti: nel susseguirsi delle tracce si sentono chiare citazioni compositive a Ride the lightning, o Master of Puppets, ma anche accenni agli Iron e ai motorhead. Il CD 1 si chiude con Halo on Fire: cavalcata lunga (oltre 8 minuti) che alterna belle parti armoniche ad un chorus più aggressivo e urlato ed in cui sono incluse lunghe parti strumentali, a volte veramente belle.

Confusion, prima traccia del CD 2, pareva confermare i miei timori sugli album doppi, canzone un po lunga, forse troppo, soprattutto perché eccessivamente piatta e a tratti noiosetta. ManUNkind, traccia che segue è decisamente più interessante e varia ma nulla di cui esaltarsi. Con Here Comes Revenge si fa un salto dentro a Load da cui sembrano attingere a piene mani: la canzone è ben fatta ma non è questo che spero di sentire dai Metallica.

Am I Savage? Murder One (canzone dedicata alla memoria del compianto Lemmy) sono invece due pezzi ben costruiti, con riff e parti armoniche che si mixano bene e in cui anche gli assoli danno la loro soddisfazione. Il secondo CD si chiude con Spit Out The Bone, canzone che accelera molto rispetto alle precedenti, quasi a voler richiamare i bei tempi in cui i metallica erano LA band thrash metal per eccellenza; una accelerazione che ci sta e che personalmente apprezzo molto: qualcosa che dica, una volta siamo stati quelli di Kill em all e volendo lo siamo ancora.

Come dare un giudizio complessivo a questo lavoro? Ok, se ci mettiamo a fare il paragone con il passato,  hanno senz’altro prodotto di meglio (ma anche molto molto di peggio…se non si fosse capito St Anger ancora lo devo digerire). Forse però non è questo il modo di affrontare un nuovo album dei Metallica. Nulla che potranno mai fare potrà reggere il confronto con i primi lavori, sarebbe impossibile e, anche se nei CD ci sono molti riferimenti al passato, non può essere quello il termine di paragone. E’ un album che va valutato stand alone e, in quest’ottica è un buon album in cui tracce un po più banali si susseguono con pezzi onestamente belli. A volte forse si dubita della autenticità dei molti riferimenti al passato e alle altre band: sarà un po un pregiudizio che accompagna i metallica, ma l’idea che siano innesti fatti ad arte per tentare di rifidelizzare una parte di pubblico viene spontanea.

Nel complesso comunque una sorpresa piacevole e di buona qualità, a tratti veramente bello: un album che credo metterò fra quelli da ascoltare con una certa regolarità.

 

3 risposte a “METALLICA: Hardwired to self-destruct”

      1. Lo trovi su tantifilm. Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie a te per la risposta, e buon Natale! 🙂

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