Guns N’ Roses Tour 2017 “Not in this lifitime”: resoconto di un evento

Ok, quando è uscita la notizia di un Tour dei Guns in versione (praticamente) originale – il che significa Axel, Slash, Duff e Richard di nuovo insieme- eravamo tutti un po scettici sulla effettiva resa sul palco della band californiana, sensazione accreditata anche dalle ultime performace note di Axel, non esattamente all’altezza. Il rischio della operazione puramente commerciale incombeva concreto su tutti noi.

In ogni caso le premesse per un concerto evento c’erano tutte e diventava imperativo esserci: ero troppo piccolo per poter andare a Venezia a sentire i Pink Floid in quel loro concerto epocale ed ho sempre guardato un po di invidia coloro che, invece, possono dire “io c’ero”. Questa vola bisognava esserci, prescindendo da come avrebbero suonato.

Pre-ritrovo a Bologna la sera prima: un volo da Catania, un’altro da Milano, due macchine dalla Toscana e da Roma…lo sforzo logistico da l’idea delle aspettative che vengono riposte nel GNR’s day.

La giornata si preannuncia lunga, calda e il concerto una prova di resistenza fisica notevole (altro che Spartan). In arrivo una folla oceanica e volendo proprio essere onesti l’organizzazione qualche pecca la dimostra (senza dilungarmi cito giusto i famigerati token, una sorta di fiches che chi vuol provare a mangiare o bere qualcosa deve necessariamente acquistare-direi prossimi alla truffa legalizzata).

Quando ancora l’arena si sta riempiendo iniziano a suonare Phil Campbell and the Bastard Sons seguiti dai The Darkness  danno una prima scaldataal pubblico. Ottime performace entrambe, ma è chiaro che l’autodromo, ormai pieno come non lo avevo mai visto, aspetta la portata principale.

Sono ormai le nove passate quando iniziano a suonare i Guns ironicamente aperti dalla sigla dei Looney Tunes.

Il viso di Axel non promette nulla di buono: una maschera invecchiata male e corretta peggio chirurgicamente.

Ma la musica, quella è tutta un altra cosa, ed è anche l’unica cosa che conti. Iniziano a macinare pezzi con una qualità musicale e vocale impressionante; partenza con It’s so Easy: si sono loro,  la chitarra di Slash irrompe peculiare e riconoscibile e la voce di Axel si scalda dopo poche strofe e c’è in pieno.

Quasi subito dal palco arriva la domanda “do you know where you are” “you are in the jungle baby”. Parte il riff e il prato diventa una bolgia ingovernabile di corpi che saltano, spingono, ondeggiano spinti da altri 80 mila accanto a loro. (e qui spunta la domanda che arriva sempre a quel punto dei concerti..su chi me lo abbia fatto fare).

La  scaletta prosegue retta dalla ossatura di di Appetite For Destruction (8 brani dell’album fatti in totale), e i fan non possono che apprezzare: non manca nessuno dei pezzi fondamentali, da Civil War a Paradise City, passando per Knockin’ on Heaven’s Door, Sweet Child O’ Mine, Patience e Dont’ Cry. Tutte eseguite veramente bene con una resa davvero  coinvolgente e alcuni momenti letteralmente da pelle d’oca, come quando si accendono  le luci e Axel, seduto al piano, inizia a suonare November Rain. 

A queste condizioni si accetta benevolmente anche qualche intromissione da Chinese Democracy.

La marea umana presente ha saltato, ha cantato a squarciagola gran parte dei pezzi, come la cover strumentale di Wish you where here interamente sorretta vocalmente dal pubblico; ha applaudito la cover tributo di Black Hole Sun, il tutto per quasi tre ore di concerto devastante, in ogni senso. 

E alla fine anche quella domanda retorica che per un attimo si era fatta strada nella mente (su chi me lo avesse fatto fare), trova la sua risposta: non si è qui per sentire questa o quella canzone. Si è qui per tutta una vita. Per vivere un evento che ha coinvolto tre generazioni, magari con chi quella musica 20 anni fa con te la ascoltava o la suonava, o con chi ti sta accanto in questo momento; per una sorta di catarsi collettiva che parta dalla tua adolescenza e guardi al futuro. Ciascuno aveva il proprio motivo per esserci, l’importante era essere qui.

Sei qui anche perché, dopo la morte di Chris Cornell, ennesima botta ad un decennio fondamentale della tua vita, urge una rivincita. E i Guns, con un concerto così, quella rivincita la danno.

Insomma gente se c’eravate sapete di cosa parlo: ricordatevi con chi eravate, perché questo è un concerto che farà epoca e che, come pochi altri, dividerà in due fra chi c’era e chi no. Questa volta c’ero.

La scaletta del concerto riportata a questo link

PS. Non attaccate con cose del tipo Slash ha infilato un paio di stecche negli assoli di November Rain o Axel ha cantato qualche tono più basso….un evento del genere non si giudica da questo.

 

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